BlueXP is now NetApp Console
Monitor and run hybrid cloud data services
Buongiorno a tutti e benvenuti al nostro terzo appuntamento con i Techlabs. Per chi ne ha già seguiti altri sono hanno un formato particolare, nel senso che l'idea di questi Techub è proprio di poche slide, poche parole, di far vedere effettivamente la soluzione. Oggi parleremo di un argomento particolare, ma due parole prima su METP per chi non la conosce. Tap è un'azienda, una multinazionale americana nata nel 92, quindi a qualche anno, e sempre stata focalizzato sulla parte di data management, quindi partendo dalle soluzioni storage, de evolvendo verso le soluzioni software define e cloud, ma è sempre stata anche molto attenta a quelle che erano le evoluzioni del mercato, le nuove tecnologie. Da lì proprio un progetto nato più di 2 anni fa che va sotto il nome di Astra che ha l'obiettivo e che aveva l'obiettivo di portare una gestione semplificata in termini proprio di protezione dell'informazione di disaster recovery anche nel mondo crescente sempre più presente all'interno dei clienti della containerizzazione. Ed è proprio l'obiettivo di oggi. Quindi l'argomento di oggi è legato ad Dasstrat Trident che come vedremo è proprio questo plugin che permette di fare delle cose molto belle in termini di proprio protezione informazioni e vedremo anche live. Quindi pocheciance e lasciamo subito la parola ad Andrea e Francesco che ci condurranno in questo in questa bellissima presentazione demo. Eh vi ricordo che se avete delle domande potete scriverle tranquillamente nella sessione domande e risposta e alla fine della presentazione della demo risponderemo a tutti. Ultima cosa, vi rilancio al prossimo appuntamento che sarà il 13 gennaio, quindi dopo le feste, le meritate feste e torneremo a parlare di cloud con una soluzione che permette di monitorare tutte tutta l'infrastruttura, sia un Prem che nel cloud, indipendentemente dal vendor, quindi assolutamente molti piattaforma. Io mi taccio e mi spengo e lascio la parola ad Andrea. >> Ciao, buongiorno a tutti. Allora, mi presento, io sono Andrea Tosato, un solution engineer di Netup. E oggi faremo una breve presentazione di Astra Trident e faremo vedere una demo pratica proprio per vedere le sue funzionalità. Io lavoro assieme a Francesco Perillo, ci siamo specializzati proprio nell'ambito della conerizzazione delle piattaforme Cubernitis.se vuoi fare una breve introduzione anche tu a Francesco, dopodiché comincio conla nostra presentazione. >> Assolutamente. Grazie Andrea. Buongiorno a tutti. Sono Francesco Perillo, un Solution Engineering anche io presso Netup e come diceva Andrea ci siamo specializzati questi ultimi 6-7 mesi eh nell'area di containerizzazione e nei prodotti che NETAP mette a disposizione peri propri clienti per la gestione e per l'orchestrazione degli ambienti containerizzati, così come il tool di cui stiamo parlando che è Astra Trident e di cui abbiamo fatto una serie di test per capire un po' come funzionasse il prodotto e che oggi vi faremo tendenzialmente vedere nella demo che abbiamo preparato per voi. Andrea farà un escursus su tutto quello che abbiamo fatto. Io rimarrò qui in background, posso raccogliere le vostre domande sullachat e in tal caso inserirle durante la conversazione. Allora, riprendolo schermo. >> Allora, oggi parleremo di Trident, noto come Trident. Da poco tempo è stato rinominato in Astra Trident perché Astra è diventata la suite di prodotti e tool che ne tapp sviluppato proprio nel contesto della containerizzazione e in ambito cubernitis. Trident è un progetto open source, quindi completamente gratuito, scaricabile da GTA, sviluppato da Netupp. dall'engineering NETup e supportato da Netupp, il cui compito è quello di essere un orchestratore di volumi persistenti nel mondo della containerizzazione.Dico mondo della conerizzazione perché la sua compatibilità è abbastanza ampia, supporta varie versioni di fernitis, lepiù recenti, supporta Redato Fhift, nonché Docker che oggi è stato acquisito da Mirantis e quindi anche quel tipo di suite, nonché c'è una compatibilità pure con Google Antos, per cui la compatibilità di Trident, di Astra Trident va dalle soluzioni on premis come Rancher ad esempiolui è supportato ed è esattamente lapiattaforma che abbiamo utilizzato per questo demub, le piattaforme on premise di Red Open Shift, nonché quelle cloud, quindi un unico strumento che permette di utilizzare la tecnologia Netupp in ambito della containerizzazione sia nel mondom premis che nel contesto del cloud.Come dicevo, è una è un orchestratore di volumi persistenti compatibile con quella che è la definizione della container storage interface, quindi tutti i comandi, la maggior parte dei comandi che vedremo poi nella demo, fanno proprio riferimento ai comandi base di Cubernitis.Non si andranno ad utilizzare comandi specifici di Trident proprio perché ne è completamente compatibile con la container storage interface. La storia di Trivent ha ormai qualche anno. è un progetto assolutamente maturo e utilizzabile su sistemi di produzione e parte appunto dal 2013 come primo plugin per la creazione di volumi persistenti nel contesto Docker per poi subito diventare abbracciare alla piattaforma Cubernitis e svilupparsi negli anni dando ampia compatibilità sulle piattaforme Netup e con le varie versioni di sviluppo, appunto, dei kernel Cubernitis. fino ad arrivare nelle release più recenti, dando piena compatibilità anche alle versioni Cubernitis in cloud. In cloud intendo i tre principali provider, quindi Amazon, Google ed Asure. Qual è l'obiettivo di un orchestratore per volumi persistenti? ovviamente quello di essere completamente compatibile con la piattaforma Cernitis, garantire la piena automazione dell'erogazione del servizio, quindi sviluppandoper System Volume Claim, ehm il sistema il Trident va a creare istantaneamente volumi persistenti sui nostri storage per poi collegarli ovviamente al container che hanno fatto richiesta. Come dicevo, è una piattaforma assolutamente multicloud, per cui lo stesso trident lo si può configurare su ambienti on premis che su ambienti cloud. Questo permette di avere di fatto un modello unico per le varie installazioni che si possono effettivamente fare negli ambienti di produzione piuttosto che in ambienti di test, mantenendo esattamente le stesse definizioni diprocesso, nonché è compatibile con tutte le tecnologie NETup. garantettendo quindi non solo l'affidabilità di uno storage enterprise per memorizzare in maniera persistente i propri dati, ma anche poi per seguire tutti quelle che sono le logiche di efficientamento del dato e di elevate performance con varie tecnologie disco, dai sistemi All flash a quelli con tecnologie ancora a disco rotativo per ambienti magari più capacitivi, nonché logica di scalabilità, replica del dato per creare are ambienti disaster recovery, clonazione dei dati, questo lo vedremo poi nella demopratica per poter moltiplicare, clonare di fatto stessi ambienti applicativi ehm per eseguire test per fare deployment di più ambienti per vari clienti, nel caso dicloud provider che hanno necessità di clonare vari ambienti supiù utenze. E arrivando un po' più nel dettaglio pratico, qual è l'obiettivo alla fine di un orchestratore di volumi persistenti come Strident? è quello di dare la possibilità ai vari ambienti applicativi, ai vari deployment, di creare volumi persistenti con le varie tipologie di volume che il paradigma di Tradent prevede, ovvero volumi di tipologia readwght ones per le stateful application in cui ogni container necessita di un volume dedicatopiuttosto che volumi ridght di tipologia ridwght many ovvero volumi che possono essere condivisi, o meglio, devono essere condivisi tra più container, laddove, e lo vedremo anche qui nella demo, il replica è impostato su un valore maggiore di uno, quindi più OD vanno ad utilizzare gli stessi dati condivisi su un unico volume, nonché ehm nonché la tipologia poi infine di ridonly many in cui un volume è collegato a più pod, ma in questo caso in modalità ridonly, Lo vedremo subito. Trident utilizza le tecnologie storage NETP per creare i volumi persistenti. Per effettuare questo collegamento tra i volumi e i pod vengono utilizzati sostanzialmente due protocolli di accesso. Un protocollo a blocchi che è la SCASI per collegamenti e storage area network e il protocollo NFS. Il protocollo NFS è l'unico che permette nativamente su Trident di poter avere una un collegamento di tipologia rewrright mani, ovvero poter essere collegato proprio per la natura del protocollo NFS, poter offrire un unico volume collegabile contemporaneamente da più pod, mentre il protocollo a blocchi va benissimo per tutte le altre tipologie di collegamento, quindi ridg piuttosto che ridonly mani, visto che il l'accesso in lettura è permesso anche con l'accesso a blocchi. In altri casi il protocollo blocchi, quindi le casi è utilizzabile solo laddove si utilizzi un file system di tecnologia che prevede anche la condivisione, quindi il locking dei dati in modalità read only in read bright many. Noi in questo contesto utilizzeremo l' NFS di Netup che ha veramente una lunghissima storia di affidabilità in contesti di applicativi anche con workload molto elevati e utilizzo condiviso tra molteplici client. Come funziona Trident? Di fatto una volta installato l'installazione di Trident la si fa in un quarto d'ora. Viene installato all'interno del cluster Cubernitis. vengono attivati automaticamente dei pod, tipicamente uno per ogni worker in ascolto, appunto, delle richieste di volumi persistenti e si appoggia, come previsto dal dalle direttive di Cubernitis, dal concetto di storage class. Le storage class rappresentano la tipologia di storage che deve essere allocato nel momento in cui viene richiesto un volume persistente.Ent si appoggia a sua volta ad un back ad uno o più backend. I backend sono costituiti proprio dai nostri storage che i clienti possono avere nelle loro varie forme. Netap offre soluzioni storage fisiche, quindi gli storage costituiti da controller e tecnologia disco che possono essere le nostre macchine all flash, piuttosto, come dicevo, quelle ibride composte da dischi SSD piuttosto che da dischi rotativi, nonché eh da soluzioni piattaforme cloud sui market, Google ed Asure. Oggi è possibile allocare on demand piattaforme netup.A Trident si configura uno o più backend sulla base della scelta effettuata. Ricordo che soprattutto in questo contesto si possono utilizzare tecnologie storage netupp anche software defined, quindi non è necessario avere necessariamente già una tecnologia Netupp, ma è possibile installare come software defined, quindi utilizzo un hardware di qualunque tipo che già avete all'interno del vostro data center o in cloud, per l'appunto, completamente software defined. si registra questo backend a trident, dopodiché la procedura e lo vedremo in pratica nella demo, richiede semplicemente di allocare uno o più volumi con determinate caratteristiche. Le storage class identificano proprio quelle caratteristiche perché io posso creare varie sfumature o chiamiamole tipologie di storage da poter allocare, quelle high-end basati su tecnologia flash altissime prestazioni a bassa latenza, piuttosto che su ambienti invece che richiedono un elevato eh un'elevata capacità di archiviazione. Quindi, tipicamente si vanno ad utilizzare piattaforme storage che utilizzano ancora dischi rotativi o in cloud una tipologia di storage più legata all in frequentou access e quindi con costi ridotti. Come ehm funziona la logica e il processo di configurazione di Trident? Come dicevo, Tradent si installa in maniera molto rapida. Dopodiché, tipicamente, le persone che si occupano di infrastruttura vanno a preparare il terreno, il contesto di funzionamento di Trident, ovvero vanno proprio a configurare, in quanto persone che conoscono la tecnologia legata all'infrastruttura vanno a configurare il backend, ovvero si registrano le piattaforme storage, si definiscono le storage class, come in questo caso abbiamo creato tre diverse tipologie, una storage class di tipologia Gold, nel caso si voglia allocare dei volumi persistenti per la produzione ad altre prestazioni, unaclasse di tipologia silver e una classe di tipologia bronze. Quindi abbiamo varie tipologie di storage da cui possiamo attingere lo spazio. Una volta creata questa configurazione, il testimone passa di fatto al richiedente il volume. In questo caso sono stati individuati come gli sviluppatori che sono i tipici utilizzatori di ambienti di containerizzazione i quali semplicemente utilizzando le persyst volume claim diCubernitis vanno a richiedere un volume definendolo, attingendo lo spazio da una specifica storage class. Quindi sarà poi scelta dello sviluppatore, dell'utilizzatore richiedere una componente storage sulla base delle varie storage class, quelle di produzione, quelle ad alte prestazioni, piuttosto che eh una storage class magari per gli specifica per gli ambienti di test ambienti meno critici o che richiedono meno prestazioni dispazio. Trident ha come obiettivo primario proprio quello di allocare volumi persistenti, ma allo stesso modo compito di Trident, scusatemi, è anche quello di ehmdi deallocare, decommissionare gli spazi, quindi così come Trident su richiesta di una persistent volume claim va a creare volumi persistenti da agganciare ai container, allo stesso modo effettuando una richiestadi cancellazione di Persistent Volume claim sarà Trident a decommissionare e quindi cancellare fisicamente i volumi anche dallo storage. Ricordo che tutto questo avviene in maniera assolutamente istantanea. La cancellazione nello specifico può essere fatta su base poi parametrica impostata all'interno della storage class in maniera reale. Quindi la cancellazione di una PVC prevede la cancellazione fisica vera del volume sullo storage, piuttosto che è possibile cancellare una PVC solo dal contesto della piattaforma Cubernitis, lasciando però fisicamente il volume rimane all'interno dello storage. Questa è un'ulteriore tutela, è una scelta ovviamente vostra di configurazione per far sì che a fronte di una cancellazione diuna PVC magari per errore il volume rimanga comunque presente all'interno dello storage e in quel caso sarà poi un operatore manuale che andrà a cancellare fisicamente il volume, una sorta di meccanismo di protezione. La creazione di volumi persistenti su Storage Netupp di fatto permette di ereditare tutte quelle funzionalità che la nostra tecnologia offre ormai da parecchi anni, quindi un efficientamento dello spazio tramite Team Provision impostabile. Funzionalità di deduplica e compressione del dato che vengono attivate per default sui sistemi, quindi si possono creare volume. sistema in completa autonomia si occuperà di efficientare quel dato deduplicandolo e comprimendolo, nonché infine utilizzando anche la data compaction, un meccanismo che prevede di eh compattare in pochi blocchi contigui quelli che sono gli utilizzi parziali dei blocchi dati su disco. Tutto questo viene fatto in maniera trasparente, incompleta, insaputa, diciamo così, di chi va a creare i volumi. è semplicemente un vantaggio che i nostri utilizzatori hanno nellaallocazione dello spazio. Utilissimi on premis e probabilmente ancora più utili nel contesto cloud perché efficientare il dato, utilizzare meno spazio fisico in un contesto cloud significa di fatto risparmiare poi i costi che il cloud propone per l'utilizzo dello della componente storage.alcune funzionalità che sono state introdotte in trident più di recente e che andremo a vedere all'interno dellademo subito dopo. Come dicevo, una completa compatibilità con la container storage interface. Questo rende Tradent assolutamente standard e compatibile con tantissime piattaforme cubernitis. funzionalità di resize di espansione dei volumi. Anche questo lo vedremo della demo. Tutti i volumi creati possono essere espansi a caldo, sia utilizzando un accesso a blocchi che utilizzando un accesso NAS. E anche quest'altra funzionalità molto utile, la possibilità di importare volumi già esistenti all'interno del vostro storage. Avete delle piattaforme applicative che si occupano, ad esempio, di fare analisi di dati. avete il vostro repository dati già utilizzato, magari con piattaforma Legacy sui vostri storage, potete importare questi volumi in essere all'interno della del vostro ambiente di contenerizzazionee anche questa funzionalità la vedremo nella demo con una logica leggermente diversa, ovvero quella del DR, cioè importare all'interno di Cubernitis dei volumi oggetto di replica ai fini di un disaster recovery. Altre funzionalità introdotte di recente, il fatto che Trident raccoglie metriche sui workload utilizzati sui vari volumi persistenti e li invia al può inviarli ad una piattaforma Promitius che è tipicamente quella che viene utilizzata proprio per raccogliere alert e statistiche sull'utilizzo delle risorse in contesto cubernitis. Quindi Trident raccoglie metriche, le invia, le invia a Promitius e tramite Grafana è possibile poi avere una visualizzazione grafica del dei vari workload ai fini semplicemente statistici o eventualmente di troubl shooting in caso di carichi particolarmente elevati all'interno delle piattaforme, il supporto IPv6 e l'introduzione di Tradent Operator che può essere utilizzato ai fini dell'installazione o per gli aggiornamenti che nel tempo le varie di onap necessitano. Trident lo si può installare, effettivamente non l'ho detto, come operator o ancora più semplicemente all'interno di un chart helm, quindi con un unico comando l'installazione è praticamente automatizzata. alcune caratteristiche, dopodiché passeremo eh subito allademo. Non solo è possibile utilizzare Trident per creare volumi persistenti con caratteristiche del tutto generiche, ma proprio perché si appoggia alla nostra tecnologia storage è possibile personalizzare, nel caso lo voleste, e nello specifico le varie tipologie di storage, proprio creando più storage class sulla base dell'uso che volete fare dello storage. Le nostre piattaforme hanno a bordo un quality of service, ad esempio, che permette di impostare delle caratteristiche non solo sull'aspetto capacitivo dello storage. Tipicamente si pensa allo storage come un bacino di spazio, creo un volume da 5 GB, creo un volume da 1 TB, ma oggi è possibile associare allo spazio, un po' è quello che fanno da sempre i cloud provider,anche un quantitativo di prestazioni, proprio perché i volumi che si possono creare in ambiente a container possono essere in numero elevato, è importante anche governare il livello di workload che io voglio associare ad un volume. piuttosto che un altro e col qualitative osservice è possibile all'interno della storage class specificare che un volume grande 1 TB avrà la possibilità di erogare prestazioni fino ad un massimo ad esempio di 10.000 IO piuttosto che definire un limite di true e dire che il volume creato su una specifica storage class potrà avere un trupput di accesso di 100-200 MB/ second. Tutto questo è personalizzabile, per l'appunto tramite un QOS che è a bordo del sistema, nonché tramite annotation è possibile proprio specificare la tipologia di disco. Una storia class utilizzerà può utilizzare disco SSD, altri hybrid e altri di tecnologia più classica con disco rotativo. Questo perché saranno poi le definizioni nei manifest dei ehm delle degli applicativi ad utilizzare queste annotazioni per fare una richiesta automatica della tipologia di storage che più si adatta alle loro esigenze.Il fatto di poter impostare il team provisioning a Tin o a TIC, ma le caratteristiche più importanti sono proprio sull'uso del backend. Come abbiamo detto, noi supportiamo sia un approccio di accesso SAN a blocchi piuttosto che NAS e quindi utilizzando il protocollo NFS. Ogni volta che viene richiesto un volume persistente, di fatto viene creato un volume sullo storage. I nostri storage sono in grado di gestire fino a 1000 volumi, quindi un numero importante. Eh, una gestione manuale di 1000 volumi sarebbe veramente improponibile. Tramite un orchestratore come Trident tutto viene gestito in maniera molto più semplice.Abbiamo introdotto la possibilità di poter creare i volumi con la tipologia economy che in questo caso prevede di creare un unico volume fisico sullo storage di tipologia Flex Group, che sono i nostri volumi ad alte ad ampie dimensioni. un flex group arrivare fino a 20 MB di spazio facendo scale out su più piattaforme storage e all'interno di un unico volume Flash Group vengono create quando sono richieste delle PVC delle cartelle di primo livello. Quindi trasforma il paradigma di creare un volume persistente, la modalità economy, utilizzando un unico volume e creando tante cartelle per ogni PVC richiesta. Questo ci permette di sfondare il limite dei 1000 volumi e poter creare veramente decine di migliaia di volumi persistenti in contesti ovviamente di grandi dimensioni.Sto portando via molto tempo con questa introduzione, quindi arriverò subito alla demo, giusto una slide per mostrare il contesto delnostro demolab. Utilizzeremoun semplice un piccolo cluster cubernitis che ha un master in realtà ne ha tre e tre worker su cui andremo a creare un ambiente demo diWordPress con un replica set di tre pod per proprio per l'ambiente di front-end e WordPress e un ambiente My Sequel, il database di appoggio di WordPress diWordPress stesso che ha un unico pod come database relazionale Le immagini vengono scaricate daDockerab. Questo è uno stralcio deldeployment per chi non ha dimostichezza con la piattaforma. Lanciando il deploy diWordPress, l'immagine viene scaricata daDockerab e installata per l'appunto sui nostri worker. I pod hanno esigenza di volumi persistenti, sia WordPress che Mysequel e questi vengono ovviamente creati utilizzando Trident che andrà poi ad allocarli sul nostro storage di backend che è una nostra piattaforma che abbiamo nel Demolab che è una macchina A300, un ambiente all flash. In questo caso il volume di WordPress sarà condiviso tra i tre pod e utilizzerà il protocollo NFS in modalità readghti. Il volume di Myse Sequel, un volume da 10 GB, invece utilizzerà la modalità Ridwght Ones, in quanto l'utilizzo è esclusivo dell'unico pod di My 5. Molto bene, procedo allademo. un breve riassunto di quello che faremo vedere, non solo il deployment del WordPress del My Sequel, faremo vedere com'è possibile effettuare una espansione, una resize di questi volumi, come creare le snapshot. Le snapshot sono a bordo dei nostri sistemi da sempre, da quando un'età appenata. oggi parte integrante della del paradigma delle persistent volume clave di Cubernitis e quindi prendere una snapshot in ambito Cubernitis significa prendere una snapshot su unetap. Naption ne possiamo fare fino a 1000, un meccanismo di protezione integrato dei nostri volumi. Vedremo come è possibile clonare o fare un mirror dei volumi presi tramiteTrident e simuleremo un disaster recovery. Essendo appunto il tempo non tantissimo, procedo subito con la demo. Condivido>> Andrea, magari ricordiamo che se vogliono fare delle domande di utilizzare l'apposita finestra domande e risposte anche per domandurante domandemodaremo spazio poi allafine di questa demo poi per raccogliere le vostre domande e provare a darvi una risposta. Ho provato a condividere lo schermo, dovrebbe vedersi. Ehm, utilizzerò due finestre. Purtroppo una demo su un ambiente come questo, un orchestratore prevede l'utilizzo dellaCommandline, spero sia leggibile, l'hoingrandita. Allo stesso tempo però vedremo l'effetto che i comandi daremo a dare nel sul nostro storage. Quindiquesto è il nostro A300, la sua dashboard per chi ha familiarità già con la nostra tecnologia e il pannello relativo ai volumi. È stato creato uno storage, una storage virtual machine dedicata a Trident. Anche qui, per chi non ci conosce, noi eroghiamo servizio creando storage virtuali anche su macchine fisiche, in modo da circoscrivere il perimetro di utilizzo. Trident crea volumi sullo storage. Abbiamo creato uno storage virtuale, in questo caso chiamato Trident SVM. Ovviamente sulla sullo storage ce ne molte altre di storage virtuali dedicato a Trident. Così tutti i volumi verranno creati in questo contesto e questo permette una convivenza più organizzata dei vari volumi all'interno di storage enterprise che poi verranno condivisi anche con altri ambienti applicativi. Molto bene, allora procediamo con la demo. E trident su questo ambiente è già stato configurato e con un comando specifico trident Ctl andiamo a vedere i backend che sono già stati configurati. Ripeto, Trident si installa in un quarto d'ora. L'installazione è veramente semplice e ben documentata. Sono presenti in una cartella tutti i template per poter configurare i backend, le storage class e le andla. Quindi è sufficiente fare una veloce personalizzazione sulla base dei vostri contesti, le vostre piattaforme e le credenziali di accesso. Noi abbiamo creato due backend da cui attingere eh lo spazio per le nostre per System Volume claim, un backend chiamato A300 NAS SSD che è quello di fatto che utilizzeremo, ma abbiamo creato anche una 300 Fabricol che utilizza proprio questa modalità Fabricol di allocazione degli spazi. La NAS SSD ovviamente utilizza solo ed esclusivamente disco flash per allocare spazio. Il backend Fabric Pool invece utilizza un piccolo spazio flash per allocare eh i dati. Questo spazio Febol ha attivo un'analisi in tempo reale dei dati tale per cui quando i dati non vengono utilizzati per un lasso di tempo lungo dei giorni sono impostabili questi tempi piuttosto che dei mesi, questo dato diventa freddo e non ha più senso che rimanga memorizzato su questo storage Fabol e la tecnologia Netup Fabol permette di fare teering, ovvero di spostare, togliere questo dato dallo storage pregiato che abbiamo in produzione e di spostarlo verso un bucket S3. Quindi di fatto estende la capacità di uno storage verso bucket S3. Questa è una configurazione che viene fatta sullo storage e di conseguenza poi si caratterizzano i backend che si vogliono utilizzare.Abbiamo già creato anche delle storage class.Ricalco un po' quello che abbiamo visto nella presentazione. Le storage class create sono di tipologia gold, silver e bronze sulla base delle caratteristiche più quella Fabricol. Nella demo utilizzeremo solo la storage class di tipologia gold. Non abbiamo attualmente pod in esecuzione nel namespace chiamato WordPress, non abbiamo PVC nel Nespace chiamato WordPress e sono le prime cose che andiamo che andremo a creare. Quindi per fare un deployment di un ambiente applicativo WordPress, qui ho già predisposto l'URL di WordPress che per l'appunto non esistendo ancora il risultato è semplicemente che non è stato trovato nessun servizio WordPress e andiamo subito a fare un deployment di WordPress.già preparato i manifestile. Yalm che vengono eseguiti con un unico comando per chi non ha dimestichezza con il contesto di Cubernitis. Un orchestratore come Cubernitis permette con un unico comando di fare un deployment applicativo. Con questo unico comando noi siamo andati a installare un Mysequel, un WordPress, a configurare il servizio d'accesso con il suo Ingress per poter accedere a WordPress e allo stesso tempo sono stati richiesti due volumi, uno per My Sequel, ovviamente un database, ha necessità di memorizzare in maniera permanente i suoi dati su un volume persistente e allo stesso tempo anche WordPress richiede un piccolo volume su cui appoggiare la configurazione dell'applicativo stesso. Come avevo accennato, WordPress avrà un replica set di tre e infatti qui abbiamo tre pod in esecuzione per WordPress, mentre Myse Sequel ha un replica di uno ed è un unico pod My Sequel per l'appunto in le PVC richieste, una per WordPress e una per ehm My Sequel, sono state create appoggiandosi a Trident, quindi le PV C sono state richieste trienter in ascolto sulla container storage interface e ha creato istantaneamente questi due volumi, uno di 10 GB per My Sequel e uno di 5 GB per WordPress. Questo è il loro age, quindi da 73 secondi fa, ovvero quando abbiamo lanciato il deployment, sono stati istantaneamente creati i volumi. Ovviamente cosa ci aspettiamo? che sullo storagein cui non esistevano volumi se non quello di Root, facendo un refresh noi ovviamente ci troviamo i due volumi creati da Trien. Il nome dei volumi è esattamentequello che la PVC ha dato, un nome univoco eh ai volumi per System volume richiesti, quindi la corrispondenza è uno a uno tra i nomi delle PVC e i nomi dei volumi. è possibile impostare un prefisso convenzionale nel caso abbiate più cluster cubernitis a cui volete dare un prefisso univoco per differenziarlo. Andiamo a vedere se il nostro deployment poi ha funzionato. Quindi ritorniamo all'indirizzo WordPress demo a cui mi aspetto che WordPress sia in ascolto. Facciamo un refresh ed ecco cosa succede. Fare un deployment di un ambiente WordPress nuovo fa partire la schermata di installazione di WordPress perché i volumi creati sono vuoti, WordPress non è mai stato configurato perché è un primo utilizzo e qui ci permette di fare una banale setup di WordPress. la lingua, due informazioni base sul sull'amministratore, una semplice password per questa demo e si può concludere l'installazione di WordPress. Questa è la prima login che andiamo a fare in WordPress e quello che otteniamo è l'installazione base. Ovviamente l'installazione base ha già scritto all'interno dei nostri volumi nella configurazione del volume di WordPress e ha mandato tutti i contenuti dell'installazione base già al database di Myse Sequel. lui stesso ha memorizzato eh nel suo volume persistente tutti i dati relativi. Questa è la landing page di default dove c'è appunto il nostro nome, un contenuto banale, il classico Hello Word e tutto questo è già stato memorizzato in maniera permanente sui nostri volumi. Andiamo a vedere cosa possiamo fare con Trident. Abbiamo detto che il deployment prevedeva un'installazione iniziale di due volumi, uno da 5 GB per WordPress e uno da 10 GB per My Sequel. Trident permette di poter espandere a caldo questi volumi. Un caso assolutamente reale. Io ho fatto un'installazione con un My Sequel che ha un volume di 10 GB. Nel tempo i contenuti del mio ambiente applicativo vanno ad aumentare, persone che caricano dei nuovi post, delle nuove immagini, dei nuovi file multimediali e la dimensione del volume del MySQEL da 10 GB risulta nel tempo troppo piccola. È possibile espandere il volume diMy Sequel o qualunque altro volume persistente creato con Trident semplicemente editando la PVC. Questo è un edit, come vedete il comando utilizzato in CCDL, quindi comandi prettamente per Nitis. Si può editare direttamente la PVC. Questo è un editive della PC in espere già creata e attualmente in esecuzione, la My Sequel PVC. Andiamo a fare un edit. Il comando ci mette a disposizione un editor di testo sul quale possiamo cambiare in tempo reale le specifiche, la configurazione della persist and volume claim in essere. Le specifiche ci dicono che il volume richiesto è grande 10 GB e noi possiamo andare a modificare con una dimensione a piacere, quindi proviamo a espandere da 10 GB, ad esempio, a 50 GB. Possiamo ovviamente espanderlo a dimensioni anche moltopiù elevate. Per questa demo va benissimo un 50 GB cinque volte più grande di quella che è la dimensione iniziale. Salviamo e usciamo dall'editor impostando appunto i 50 GB di dimensione richiesta.La richiesta viene recepita e viene cambiata istantaneamente. I nostri volumi da 5 e 10 GB sono diventati come richiesto. Il volume My Sequel è diventato come richiesto, un volume da 50 GB istantaneamente e questo lo verifichiamo sul nostro storage. Il volume da 10 GB facendo un refresh, è diventato sullo storage un volume da 50 GB.Lo spazio allocato che si può vedere in quest'altra colonna è leggermente superiore rispetto a quello richiesto perché per default un 10% di spazio sui sugli stor viene allocato ai fini snapshot, quindi è già previsto che chi utilizza i nostri storage tipicamente parte dello spazio lo utilizzi anche per prendere dei backup di fatto delle snapshot a protezione dei dati. Sono parametri importabili, quindi si può definire una percentuale di spazio snapshot assolutamente a piacere. Come vedete, appunto, il riscontro che abbiamo sullo storage è immediato. Proviamo a fare una personalizzazione anche banale del nostro WordPress, ad esempio, cambiando il tema, ne scegliamo uno apiacere, esempio questo. Andiamo ad installarlo e andiamo ad attivarlo. Questa è una personalizzazione che abbiamo fatto al nostro ambiente applicativo.La landing page diventa questa col suo bello sfondo e ipotizziamo che questo sia il nostro ambiente applicativo per l'appunto in questo momento proviamo a prendere una snapshot. Le Snapshop prevedono la creazione, la definizione di una storage classfica. Anche questo è ben documentato, una storage class molto banale che viene definita. Il nome di default appunto snapshot PVC e si richiede appunto una PVC di snapshot che va a creare una snapshot istantanea sui volumi. Questo falliamel prevede la creazione di snapshot contemporaneamente sia sul volume My Sequel che sul volume WordPress in modo da avere una sorta di consistency point sui due volumi. In questo momento abbiamo preso una fotografia istantanea, ovvero una snapshot, di questi due volumi ai fini della protezione del dato. Interrogando il sistema, vediamo che adesso abbiamo due volume snapshot, una My Sequel e una WordPress con 10 secondi di vita. una fotografia deinostri dati. Anche le snapshot sono state introdotte come direttiva della container storage di interface, per cui i comandi utilizzati ancora una volta sono comandi nativi di pubernitis. Sullo storage cosa otteniamo all'interno di un volume? Quello che possiamo vedere navigando all'interno di un volume è che tra le snapshot copy adesso esiste, guarda caso, una snapshot, cioè prendere una snapshot in Cubernitis significa dire a Trident di prendere una snapshot contestuale anche all'interno dello storage. Chi conosce la nostra tecnologia si ritrova ovviamente con queste funzionalità. Andrea, colgo l'occasione per Prego.>> Dire a alla Platea che sto dando delle informazioni in chat che potrebbero essere utili a per cui >> Perfetto. Già a recuperare informazioni. >> Perfetto. >> Perfetto. >> Perfetto. >> Cosa abbiamo fatto in questo stato della demo? Abbiamo installato un applicativo, i quali utilizzano appunto dei volumi persistenti. Abbiamo personalizzato l'applicativo e abbiamo, diciamo così, congelato, protetto i nostri dati attraverso le snapshot. Quello che vogliamo provare a fare ora è simulare un disastro, eh, prevedendo però il fatto che questi volumi che abbiamo preso sullo storage vengano replicati altrove. Ora, questa demo può simulare in questo momento due contesti differenti. Quello di replicare questi volumi, cioè il volume My Sequel, il volume WordPress, su un altro sistema posizionato su uno storage su un altro sito, quello di Disaster Recovery, piuttosto che in cloud, su una piattaforma ontap ehm attivata tramite market di Amazon, di Google o di Asure. Noi possiamo replicare tramite il motore di replica integrato negli storage netupp questi dati, questi volumi verso un sito appunto di disaster recovery, piuttosto che possiamo scegliere di clonare, di copiare questi volumi creati su un ambiente di produzione ai fini, ad esempio, degli ambienti di test. chi fa sviluppo software e deve testare con magari automatismi di continuous integration, continuous deployment, degli ambienti di produzione per farne più test in base ai vari branch applicativi di sviluppo applicativo, noi possiamo clonare istantaneamente qualunque volume di produzione proprio con la funzionalità di clone, il quale crea dei volumi tali e quali identici a quelli di produzione in maniera istantanea, indipendentemente dalla dimensione anche volumi molto grandi in contesti di big data possono essere clonati istantaneamente suinostri storage. Quindi qui possiamo scegliere se replicare con un mirror questi volumi o clonarli ai fini del di creare un ambiente di test. Noi abbiamo scelto di simulare un mirror di questi volumi. La funzionalità di mirror, dicevo, è integrata nello storage, quindi non sarà cubernitis a richiedere un mirror dei volumi, ma sarà un classico mirror dei volumi creati sullo storage, esattamente come si fa con qualunque volume netup, il cui target può essere un ambiente di disaster recovery piuttosto che una piattaforma in cloud. Avendo a disposizione come risorse in questo demolab solo questo storage, noi andremo a creare un mirror che andrà a creare una copia di questi volumi direttamente su questo storage. Eh, potrei utilizzare l'interfaccia grafica, per l'appunto, per creare unmirror di protezione eh su questi volumi. Quindi quello che gli operatori di Storage MUAP tipicamente fanno, selezionano i volumi e ne creano una copia, un mirror. Ma essendo noi in un contesto di orchestrazione come Cubernitis, abbiamo preferito definire un programmino di automazione che prevede anche di fare il mirror perché tutte le piattaforme, qui apro una parentesi, tutte le piattaforme NETAP oggi hanno le API a Trest esposte e Netap così come ha sviluppato Open Source Trident, ha sviluppato anche ad esempio una libreria di collection per Ansible come orchestratore in quel caso molto più generico per poter configurare e attivare funzionalità direttamente in contesti storage del tutto generici, nonché abbiamo rilasciato sempre open source anche una libreria Python per poter utilizzare anche lì comandi nattivi Netupp, ma sviluppando dei programmi Python, che è esattamente poi quello che abbiamo fatto. Il nostro obiettivo era lanciare un comando di mirror sui nostri volumi. Bene, abbiamo sviluppato un piccolo programma Python che prevede di leggere quali sono tutti i volumi creati all'interno del nostro namespace, in questo caso i nostri due volumi, e di replicarli, di creare un mirror. Questo è un semplice volume Python che si è sviluppato veramente in poco tempo e che va a fare in maniera orchestrata quello che un operatore manuale farebbe da interfaccia grafica. lancio questo script, questo programmino Python che, come dicevo, va a fare due cose molto semplici. Interroga quali sono il numero divolumi persistenti create all'interno del namespace e va a farne un mirror, quindi una copia esatta all'interno dello storage. Il volume PVC My Sequel è stato mirrorato creando un volume che si chiama Mirror My Sequel PVC. Lo stesso il WordPress, la PVC di WordPress è stata mirrorata creando un mirror WordPress PVC. Ai fini le Disaster Recovery è molto importante e qui un motivo in più per cui abbiamo usato un orchestratore, un programmino Python per farlo, ricordarsi qual è l'abbinamento tra la PVC che ha un nome, come vedete, assolutamente anonimo, ma che permette l'univocità di creazione dei volumi con quella che è poi l'Alias, il nome, l'etichetta che effettivamente abbiamo dato alla PVC, cioè abbinare di fatto il nome del volume anonimo al nome dell'applicativo che invece ci interessa perchéadesso vedremo ai fini del Disaster Recovery a noi eh è richiesto importare un volume ovviamente con l'applicativo corrispondente. ricordo, lo vedremo in un webinar tech il mese prossimo cheap ha sviluppato oltre ad Astra Trident anche un Astra Control Center, ovvero un applicativo da service che può essere utilizzato in abbinamento a Trident proprio come orchestratore di backup e di mirror dei dati. Quindi quello che noi stiamo facendo qui a mano, interrogando il sistema e mirrorando i volumi, può essere fatto con un servizio che Netap mette a disposizione che si chiama appunto Astra Control Center che vedremo nello specifico più avanti in un altro webinar proprio per pianificare in maniera molto semplice orchestrata i backup tramite snapshot e schedulazioni preimpostate. Ok, abbiamo fatto il nostro mirror. Ovviamente cosa vogliamo vedere sullo storage? che facendo un refresh io oltre i volumi che già avevo in questo momento anche una copia esatta dei miei volumi, quello WordPress e quello My Sequest, identici a quelli di produzione. Sto simulando un ambiente di disaster recovery dove ricevo il mirror di un ambiente di produzione, ma ora proviamo a farlo davvero un disastro, quindi proviamo a cancellare il nostro applicativo WordPress. Io adesso simulo un disastro, quindi cancello, richiedo la distruzione del mio WordPress. La distruzione, questo comando, questo delite parte, ovviamente, cancella tutti i pod e cancella però anche le PVC, cioè i volumi vengono cancellati, smantellati, decommissionati. smantellati, decommissionati. smantellati, decommissionati. Il risultato della delite, giusto per avere una controverifica, è quello di non avere più pod in esecuzione all'interno del contesto del namespace WordPress, di non avere più PVC, quindi volumi non ne esistono più e ovviamente se andrò a vedere il mio web, il mio sul mio browser come risponde il mio WordPress demo, facendo un refresh dell'indirizzo, il mio servizio non esiste non è più trovato. Ho distrutto tutto. Mi aspetto sullo storage, avendo distrutto le PVC, di non avere più i volumi. In realtà, facendo un refresh, i volumi in questo momento esistono ancora, perché il decommissioning della piattaforma ha distrutto tutto, ma noi avevamo preso anche le nostre snapshot che, come sapete, sono un meccanismo di protezione. Le snapshot esistono ancora perché non le abbiamo distrutte, quindi fintanto che esiste un meccanismo di protezione su quei volumi, dallo storage i volumi non vengono cancellati. Questo ci permette eventualmente di fare una recovery. Ma dato che questo è una simulazione di disastro vero, noi adesso andiamo a cancellare, a fare una delite anche delle snapshot. distruggiamo davvero tutto. Quindi anche le snapshot a seguito di questo comando non esisteranno più, le abbiamo cancellate e qui in questo momento facendo una refresh, anche i volumi, quindi le PVC sullo storage sono sparite.Ho distrutto tutto. Infatti quello che otteniamo sullo storage è uno storage vuoto, ma con i volumi di mirror che possono arrivare da un ambiente di produzione. Quindi adesso proviamo a voltare pagine a pensare di essere su un ambiente di disaster recovery. La mia produzione è persa. Quello che ho è una replica in un altro contesto, sito Disaster Recovery o cloud dei miei ambienti di produzione. E qui andremo a sfruttare un'altra funzionalità di Trident,quella di importazioni di volumi già esistenti all'interno del nostro storage.L'import di volumi è una funzionalità squisitamente trident e quindi andremo ad utilizzare comandi trident CTL. Comando di per sé è abbastanza semplice, tradent CTL import volume, il nome del backend, cioè dello storage in cui dobbiamo andare a cercare il nostro volume, il nome del volume che vogliamo importare, in questo caso quello di Myse Sequel e il manifest di una PVC alla quale verrà assegnato il volume già esistente. Questa PVC è una PVC esattamente come quella che abbiamo utilizzato per creare un volume nuovo, a cui però non abbiamo specificato alcune caratteristiche, come ad esempio la dimensione del volume, proprio perché il volume esiste già e vogliamo importarlo, alcuni dettagli sul volume vengono meno. Sarà trident ad associare queste caratteristiche, essendo il volume già in essere alla C. diamo il comando. Trident va a cercare il volume sullo storage e ad assegnarlo ad una nuova PVC. Quindi abbiamo creato una PVC, My Sequel PVC, importando il volume che era il mirror che abbiamo creato sul sull'ambiente demo. Lo stesso lo facciamo per il My Sequel. I volumi erano due e facciamo la stessa operazione anche per il volume di WordPress. Ecco qui, abbiamo importato il volume da 50 GB e il volume da 5 GB. sono state create due PVC che sono proprio queste che sono state associate ai volumi importaticome se avessimo creato due PvC nuove ma semplicemente importando dei dati già esistenti, dei volumi già esistenti. Due nuovi nomi alle PVC, My Sequel e WordPress. E quello che otteniamo sullo storage è che le PVC che hanno importato i volumi mirror di fatto poi rinominano i volumi con i nomi di due PUC nuove. In questo modo rientra proprio nello standard di configurazione di Trident. Due nuove PVC, due nuovi volumi. In questo caso però importando volumi in essere. Quindi cosa vogliamo ottenere? Allo stato attuale abbiamo creato solo i volumi persistenti. Proviamo ad installare nuovamente il WordPressutilizzando di fatto lo stesso blueprint descrittivo che abbiamo utilizzato, quindi il deploy per una nuova installazione, ma senza specificare le PVC, ovvero WordPress e Myse Sequel richiedono una PVC con i nomi Mysequel PVC e WordPress PVC, ma senza ovviamente richiedere nuove PVC che vanno a creare volumi, fanno solo riferimento a queste due PVC. Che già persistent volume claim che già abbiamo predisposto importando i due volumi. Ehm, risultato del nostro disaster recovery. Quindi il deployment prevederà lo scaricamento di una immagine assolutamente nuova di WordPress, di un'immagine assolutamente nuova di Myse Sequel, ma che andranno ad agganciarsiai volumi che abbiamo appena importato. Quindi, come abbiamo visto, rispetto a un'installazione nuova in cui partiva il la schermata di configurazione di setup di WordPress, avendo installato WordPress e My Sequel sulla base di volumi già in essere mirror di quei volumi che avevamo personalizzato anche con lo sfondo ehm prima di simulare il disastro, facendo un refresh di WordPress, quello che mi aspetto è di ritrovarmi il mio ambienteWordPress tale e quale a come lo avevamo lasciato prima del disastro. Quindi questo chiude proprio il cerchio legato al fatto che abbiamo installato un applicativo, lo abbiamo protetto con delle snapshot, lo abbiamo replicato verso un secondo sito e a fronte di un eventuale ipotetica, speriamo mai disastro che va a distruggere il nostro ambiente applicativo, siamo stati in grado di reimportare i nostri dati esattamente come erano stati lasciati prima del disastro. Con questo di fatto andiamo a concludere la nostra demo. Andrea, >> vi ringrazio. >> Direi che abbiamo fatto vedere le potenzialità, quindi come sia semplice attraverso proprio questa integrazione che abbiamo realizzato, no, col plugin Astra Trident, eh tutta la parte di gestione e protezione delle informazioni. Quindi direi grazie mille a te, a Francesco per aver messo in piedi la eh questa demo. Ci sono alcune domande, le facciamo velocemente. Mi chiedono se, visto che all'inizio parlato sia di onprem che cloud, se trent disponibile anche all'interno e utilizzabile anche all'interno degli scaler. >> Assolutamente sì, come dicevo, Tradent di fatto si appoggia ad una piattaforma Storage Netupp che oggi assolutamente a disposizionesui market, di Google ed Asure. i nomi sono eh diversi perché abbiamo varie tecnologie poi che si possono scegliere all'interno di questi marchi da Cloud Volume Service e nonché ehm FSX for Netup rilasciato da As'è veramente tante ci sono veramente tante possibilità per creare questi ambienti direttamente in cloud >> e poter quindi creare poi >> una condivisione Andrea intanto >> prego. >> prego. >> prego. Chiudi la condivisione dello schermo. >> Certo. Eh, l'ultima slide solo per qualche link di riferimento sia su Slack che su Netapio che è il nostro portale di automation in cui potete trovare informazioni relative proprio a Trident e i vari ambienti di orchestrazione come Ensible o Python. nella chat andre anche il link diretto alTrident per far vedere le persone dove poter installare tutti i link di come funziona Trident, l'installazione, Trident, l'installazione, Trident, l'installazione, l'aggiornamento e così via. L'ho già messo in chat per referenza. >> Perfetto. Potete scrivere direttamente a noi. Prego. noi. Prego. noi. Prego. >> Rancher Open Shift, disponibili tutti? >> Assolutamente sì. Eh, come dicevo, da quando è stata introdotta in cubernitis la container storage interface, quello è diventato di fatto uno standard e Trdent è compatibile, supportato, ripeto, supportato da Netupp anche su piattaforme Rancher e su piattaforme Open Shift. Ottimo, direi che possiamo chiudere qui. Siamo andati leggermente lunghi, ma direi che ne valeva la pena. Eh, vedete gli indirizzi email, quindi se avete voglia di approfondire, ma se vi interessa andare a sviluppare un ambiente di test possiamo darvi sicuramente supporto. vi invitiamo a partecipare ai prossimi tech club che si svolgeranno a gennaio febbraio, fra cui come diceva Andrea, anche quello legato proprio ad AS Control che fa proprio l'orchestrazione in ambito di gestione di informazioni andando a portare la protezione all'ambiente complimento. Io ringrazio Andrea, ringrazio Francesco e buonevaze e buone festività a tutti.>> Grazie a tutti, buona giornata. >> Ciao e buona giornata.
Trident è un orchestratore che permette l’automazione dello storage provisioning in ambienti Kubernets.